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Il Centro Urbano di Nurachi

Introduzione storica
Il mattone crudo è stato senz'altro il materiale da costruzione più diffuso nell'area campidanese.

La tradizione costruttiva locale ha origini lontane nel tempo, risale probabilmente al periodo nuragico ed è documentata già in epoca punica.

Gennaro pesce nel giornale di scavo della città di Tharros descrive un muro di mattoni crudi appartenente all'abitazione del quartiere sottostante la Torre Spagnola, distinta col n. 23, e avanza l'ipotesi che i piani superiori delle abitazioni tharrensi fossero spesso costruiti con tale materiale.

A Tharros, dunque, oltre l'arenaria ed il basalto, materiali lapidei locali, si utilizzava, per le costruzioni, il mattone di fango; anche laddove abbondava la pietra, era diffusa la tecnica del mattone crudo, perché la facile preparazione e posa in opera ne rendeva vantaggioso l'uso.

Nell'area della piana del Tirso ed in generale dell'alto Campidano, invece, l'uso della muratura di ''ladrini'' più che una scelta, è sempre stata una necessità dettata dalla totale mancanza di pietra da costruzione in loco.

Con questo materiale si è scritta la storia urbana di Nurachi.
 
Ladrini

Il centro urbano di Nurachi ha origini antiche testimoniate dai resti di un nuraghe complesso situato negli spazi occupati dagli attuali serbatoi dell'acqua, dal quale deriva lo stesso toponimo del centro:la presenza di insediamenti umani nel sito risale tuttavia al periodo prenuragico.

Sono stati gli scavi effettuati durante i lavori di restauro della chiesa parrocchiale a mettere in luce gran parte del materiale archeologico con il quale possiamo documentare il passato di Nurachi dal terzo millennio a.c. ai giorni nostri.

Tali testimonianze attestano una continuità abitativa che non è mai venuta meno dall'epoca prenuragica ad oggi. I motivi che hanno giustificato l'insediamento sono da ricercarsi nella vicinanza degli stagni, ricchi di pesce e selvaggina e nella presenza dei fertili terreni limitrofi adatti alla coltivazione. Inoltre fin dai tempi più antichi da qui passava la strada di collegamento tra i principali insediamenti della Sardegna centro-occidentale.

L'abitato si impianta su quella esigua fascia di terreno che si eleva di qualche metro al di sopra delle circostanti aree paludose: Pauli Palabidda, Pauli Barracai, Pauli Bingia, bonificate solo recentemente.

La documentazione esistente non ci consente alcuna ricostruzione della primitiva conformazione dell'insediamento, infatti la localizzazione del nuraghe e dell'area cimiteriale romana, divenuta successivamente luogo del culto cristiano è insufficiente per proporre una seppur minima ipotesi sull'estensione e sull'articolazione del centro abitato in quei periodi storici.

Ed anche il dato che ci viene fornito dalla struttura chiesastica del VI secolo non è molto eloquente in termini storico urbanistici, infatti non è stata ancora accertata quale fosse in quell'ambito storico culturale la posizione consueta del luogo di culto rispetto all'abitato.

Successivamente, in un periodo non ben definito, la chiesa pur mantenendo la posizione marginale dovuta alla esistenza del cimitero retrostante diviene insieme alla piazza antistante il fulcro del paese, luogo nei pressi del quale confluiscono e si dipartono le principali vie di comunicazione con i centri vicini.

L'analisi della documentazione cartografica storica esistente, in realtà assai scarsa, limitandosi al catasto De Candia del 1845 e alla carta I.G.M. del 1947, rivela dipendenza della conformazione urbana di Nurachi dalla posizione del centro nel territorio.

Il tessuto urbano è condizionato dall'andamento della strada da Oristano a Cuglieri, anticamente denominata Via Dritta (oggi Corso Eleonora) e dei percorsi viari che dipartendosi dal paese portavano verso lo stagno: l'antica Via Mari (oggi Via Dante) e verso Cabras: l'antica Via Cabras (oggi Via Tharros).
 
Corso Eleonora

La maglia urbana è composta da grandi isolati, di forma talvolta irregolare per l'intersecarsi dei diversi orientamenti, compatti sul fronte stradale, con ampi spazi verdi all'interno, simili per dimensioni e tipologia d'abitazione a quelli esistenti negli altri centri limitrofi.

La vicinanza delle campagne coltivate è il denominatore comune al paesaggio urbano del Campidano Maggiore, dove i cortili rigogliosi di alberi da frutto e ortaggi sono l'ultima estensione dei campi.

Le campagne dei Campidani sono prevalentemente disabitate, organizzate già dal medioevo e forse anche precedentemente, secondo un sistema correlato di villaggi vicini nei quali si aggregano gli abitanti per partecipare alla gestione del territorio agricolo.

La casa contadina urbana possiede quindi le caratteristiche di quella rurale e nei cortili si articolano gli spazi complementari al lavoro agricolo: magazzini, stalle, stie, porcilaie, macina per il grano, forno ecc.

La casa del Campidano Maggiore può essere definita come casa con la corte retrostante.
 
Cortile interno

Il tipo edilizio più comune è impostato simmetricamente sull'asse strada-cortile lungo il quale si dispongono uno o più ambienti nei quali si affacciano le altre camere, disposte l'una di fronte all'altra.

Talvolta il cortile è accessibile direttamente dalla strada attraverso un grande portone carraio, che si apre accanto all'abitazione.

L'ambiente che caratterizza maggiormente questo tipo edilizio è la sala centrale, che funge da soggiorno ed è il vero cuore della dimora, da cui si accede all'abitazione e qui si affacciano tutti gli altri locali.

Una variante di questo schema è il tipo di abitazione con il piano superiore, che mantenendo l'impianto precedente al piano terra, possiede uno o due ambienti al piano superiore destinati a stanze da letto o a dispensa per la frutta. Il raddoppio in altezza interessa solo una parte dell'abitazione dando origine a un particolare prospetto asimmetrico consueto a Nurachi e nei centri vicini. Questi tipi di abitazione sono i più frequenti e si realizzano più o meno immutati anche in dimensioni ridotte.

Le altre tipologie tradizionali presenti a Nurachi sono quelle derivate dalla partizione dei tipi precedenti tra eredi dell'unica abitazione familiare, che saranno prese a modello per le abitazioni delle classi meno abbienti: la casa con il corridoio laterale e un'unica fila di stanze, con fronte strada piuttosto ridotto e la casa a due piani dalle minime dimensioni.

Il materiale da costruzione più usato nella casa tradizionale è il mattone crudo 'su ladrini'.

Il mattone crudo è composto da un impasto di terra bagnata e paglia compresso con le mani in forme rettangolari, e quindi lasciato seccare al sole.

Nella composizione della terra devono essere presenti in diversa percentuale piccole pietre, sabbia, limo, argilla perché il mattone possa risultare, una volta asciutto, solido e resistente.

L'esperienza e le regole del savoir-faire tradizionale determinavano la scelta del tipo di terra e regolavano le quantità nella miscela di terra e di paglia.

L'impasto veniva modellato con l'uso di una forma rettangolare chiamata 'sestu', le cui dimensioni sono regolate da un rapporto lati 1:2:4, sono frequenti i mattoni dalle dimensioni di cm. 10x20x40 e di cm. 8x17x35.

Spesso per costruire le abitazioni, in particolare le più piccole, si utilizzava direttamente la terra dello scavo di fondazione, dello spianamento del terreno e dell'eventuale scavo del pozzo per l'acqua. Oppure si attingeva da luoghi d'escavazione comuni dei quali era nota e sperimentata la qualità della terra.

Alla costruzione partecipavano i proprietari collaborando con su 'maistu e muru' che applicava le regole della sapienza costruttiva popolare.

Anche il tipo edilizio, ormai consolidato nel tempo, veniva tramandato pressoché immutato: ciò ha prodotto una quinta stradale fatta di case affiancate, appartenenti ad una medesima tipologia anche se sorte in tempi diversi.

La casa è costruita interamente in mattoni crudi fatta eccezione per la fondazione, la zoccolatura ed alcune altre parti strutturali quali architravi, stipiti, conci d'angolo, costruiti con legno, laterizi o pietra che, nati per assicurare una maggiore stabilità e resistenza alle intemperie dell'abitazione, sono divenuti elementi decorativi della costruzione. Questi elementi sono sempre monolitici e di notevoli dimensioni così da creare un singolare contrasto tra la loro materia e quella della muratura. La pietra usata è quasi sempre l'arenaria del Sinis, scelta per la facilità di lavorazione, più raro il basalto e la trachite.

I motivi decorativi, tra i quali è comune il cosidetto simbolo del Golgota, risentono del gusto gotico aragonese. Talvolta il motivo decorativo è sottolineato da una cornice di intonaco che ne ripropone la sagoma.

Tipica di Nurachi è la cornice sormontata da un arco sia per la porta (con funzione di sopraluce) che per le finestre.

La facciata dell'abitazione è improntata alla massima semplicità, essendo le finestre e la porta gli unici elementi architettonici che la caratterizzano.

Il valore di queste semplici costruzioni si apprezza nella ripetizione del tipo edilizio, quando la scansione ritmica delle bucature e la merlatura di ombre generate dagli oggetti delle tegole in facciata realizzano una particolare e gradevole architettura della quinta stradale che conferisce alla strada la dignità e il valore di spazio urbano.
 
Casa Ladrini

La strada, più che il singolo edificio, è dunque l'elemento da salvaguardare nel suo insieme per garantire la sopravvivenza del 'genius loci' nel tempo.

Dinamiche di trasformazione
Dal confronto tra la planimetria del Catasto De Candia e lo stato di fatto attuale si osserva che gran parte dell'abitato era già costruita nell'ottocento e che la trama viaria attuale concide in gran parte con quella ottocentesca. Solo alcuni isolati mostrano attualmente una conformazione differente da quella storica.

Nonostante la perimetrazione della maggior parte degli isolati sia rimasta immutata dal secolo scorso, la recente introduzione di materiali e di tipi edilizi estranei al luogo ha danneggiato profondamente l'omogeneità del centro urbano.

A partire dagli anni 50, con la ripresa economica del dopoguerra, comincia la graduale trasformazione della tipologia abitativa tradizionale, con l'introduzione di modifiche tendenti all'adeguamento delle abitazioni alle nuove esigenze igieniche e sociali.

Inizialmente gli interventi non producono alterazioni rilevanti del tipo e della volumetria, limitandosi all'aggiunta di bagno e cucina. Dagli anni 70 in poi prevale la demolizione della vecchia casa e la successiva ricostruzione piuttosto che la ristrutturazione. Le scelte di finiture e volumi delle nuove abitazioni sono spesso in contrasto con le preesistenze e sono causa dell'alterazione del tessuto urbano del centro storico di Nurachi. Il fenomeno di degrado che prende avvio dalla sostituzione del materiale (da terra cruda a blocchetti di cemento, dal coppo sardo alla lastra ondulata in cemento-amianto, dal cocciopesto alla ceramica, dalla calce al premiscelato plastico, dal legno all'alluminio) è completato dalla sostituzione del tipo edilizio; dalla casa campidanese alle più varie soluzioni tipologiche sino all'introduzione di tipi edilizi multipiano.

Al modello arcaico, selezionato dal tempo, delle abitazioni contadine di 'làdrini', si contrappongono le forme arbitrariamente disposte delle nuove costruzioni che si affidano all'espansione verticale e all'arretramento della casa nel cortile con l'intento di accrescere lo spazio abitativo.

Questo fenomeno non solo interrompe l'allineamento orizzontale dei tetti ma altera la continuità del fronte stradale a causa dell'inserimento di spazi verdi davanti alla facciata, inutilizzabili per la loro ridotta dimensione ed inefficaci a svolgere la funzione di 'filtro' tra spazio pubblico e privato per la quale erano stati realizzati.

L'abitazione tradizionale, quindi, nonostante sia nella maggior parte dei casi ancora perfettamente funzionale all'economia di vita dei suoi abitanti, gode di scarsa considerazione e viene rifiutata in favore di modelli dalla tipologia confusa e spesso meno pratici dei precedenti.

Il materiale da costruzione è coinvolto nel disprezzo riservato all'abitazione, fino a divenire comune la connessione mattone crudo=povertà. La muratura in terra cruda, invece, ha sempre garantito una buona qualità di vita, fino a quando si è rispettata, per la manutenzione, la tecnologia tradizionale.

Gli inconvenienti che ora si notano, spesso derivano da interventi eseguiti con materiali incompatibili che hanno rotto l'equilibrio che permetteva alla casa di 'respirare', disperdendo in modo naturale l'umidità.

Purtroppo finora è mancato un approccio meditato sulla combinazione tra i materiali tradizionali e gli apporti della evoluzione delle tecnologie e del mercato da parte degli operatori del settore. Per il futuro è importante quindi riconoscere il valore del nostro patrimonio architettonico tradizionale e in particolare operare con attenti interventi di restauro e di ristrutturazione per renderlo accogliente e adatto alle esigenze della vita moderna.
 
Case di Nurachi

Ma in questa operazione è fondamentale recuperare le tecniche edilizie tradizionali perché gli interventi possano essere realizzati con gli stessi materiali originari.

La tecnica costruttiva locale della terra cruda deve essere quindi riscoperta e migliorata alla luce delle conoscenze scientifiche che sono state finora raggiunte.

Dott. Arch. Maura Falchi

(articolo scritto in occasione della mostra ''Architettura di Terra Cruda - mostra per immagini'' tenutasi a Nurachi dal 27 marzo al 4 maggio 1993)
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